Michele De Lucchi
Creatività. Quando la si nomina svanisce Un architetto al lavoro: le origini, la natura, i segreti, lo spazio, la luce, i colori, il tempo, il futuro. Un piccolo viaggio nella creazione attraverso i grandi misteri della vita in compagnia di una sua recente, rumorosa e puzzolente compagna. Alla ricerca di ciò che c’è se non si nomina. Per ritrovare il mondo delle cose che contano per l’uomo. Per davvero.
Perché quel giorno c'ero anch'io al Festival della Mente. Sono arrivata fino in Liguria per assististere alla sua conferenza, (anche se la definirei più performance teatrale), e mentro lo guardavo all'opera mi venivano in mente due frasi: la prima, per citare Mastro Palatucci: "..ecco noi dovremmo essere un po' più così..". La seconda esce direttamente dal mio cervello, "..mi sa che anch'io il design ce l'ho nel sangue, omiodio come si cura?"
La scena è stata strana. Il teatro era pieno di signore borghesi con tanta voglia di sfoggiare la pelliccia nuova, bambini indemoniati che giocavano a nascondino tra le loggie, signori di mezza età che speravano di poter dormire un'oretta in pace. e poi c'ero io. seduta nel bel mezzo del teatro. con gli occhi e le orecchie ben aperti. e il caro Michele non parlava. disegnava finestre. e mentre lui disegnava noi venivamo incitati ad alzarci in piedi e a leggere degli aforismi ad alta voce, tutti in coro, con cadenza da salmo. all'inizio pensavo..ma che cacchio è sta roba? invece era divertente..lo scopo era quello di risvegliare la creatività nel designer..hahahaha io mi facevo quattro risate, mentre lui continuava a colorare finestre..e una voce fuori campo (la sua) raccontava il suo modo di vedere il mondo, un modo da designer..in una frase disse che secondo lui il materiale più bello, non è il legno, non è il metallo, non è la plastica, ma l'aria, quella che respiriamo quella che abbiamo intorno a noi, perché può essere plasmata e si lascia plasmare in qualunque modo si possa immaginare. L'uomo della strada l'avrebbe sicuramente mandato a cagare.
Insomma dopo aver disegnato 6 o 7 finestre, le ritaglia, tira fuori un ciocco di legno e ce le inchioda sopra. Poi da un baule, estrae una sega elettrica, e si mette a segare il ciocco. alla fine della rumorosa operazione quello che ne viene fuori era una casa di legno. con fineste e porte.
Creatività è gettare un ponte fra il mondo delle idee e il mondo delle cose, fra il pensiero e la realtà.
[Applausi, applausi, applausi per Michele de Lucchi!]
Discorso del Designer in Generale
Ascoltatemi - Ascoltatemi!
Io sono un Designer in Generale e in Generale un Designer.
Io dono al mondo la bellezza delle cose utili.
Io sono pagato perché voi possiate vivere nel bello - nel comodo - nel soffice - nel funzionale - nel colorato - nell’allegro.
Io sono con voi alla ricerca dell’equilibrio e dell’armonia tra il bello artistico e il bello naturale.
Io vi arredo le città - le campagne - il paesaggio - le strade - i palazzi - le case - le stanze - i cessi - le cucine - i tavoli - le sedie - le forchette - i piatti - i cibi - le idee - i gusti - i pensieri - la cultura.
Io vi disegno.
Io designer amo la natura e combatterò fino all’ultimo con tutte le mie forze per difendere l’azzurro dei cieli - il blu degli oceani - il verde dei prati - il bianco delle nevi - il rosso del tramonto.
E così facendo difendo voi, uomini, perché anche voi siete natura e vivete nutrendovi dei saporiti frutti degli orti, del latte delle pigre vacche brucanti le fresche radure.
Fate largo al designer.
Lasciate a me la tecnologia che io saprò sfruttare perché possa essere utile e non dannosa. Affidate a me i vostri problemi - io li risolverò - io - io solo - e non fidatevi di nessun altro.
Michele De Lucchi
Milan Triennale, September 1973