mercoledì, settembre 27, 2006

Ai miei amici "portatori di iPod"

Con molta simpatia ed ironia...

Tratto dalla rubrica "Preghiera", di Camillo Langone - Il Foglio quotidiano

"
Che riesca a considerare un portatore di iPod come il mio amico Peter consiglia di considerare un omosessuale: un concorrente di meno. Sensorialmente autohandicappato, chiuso dentro una bolla sonora che inibisce la vita di relazione, occupato a masturbarsi le orecchie con quel suo aggeggino, non ha modo di corteggiar le belle e capisce solo il 50 per cento della realtà che lo circonda. L’importante è che non chieda leggi antidiscriminatorie e punti per l’assegnazione di case popolari."

SONO UNA DONNA, NON SONO UNA DESIGNER

Ciao sole internettare! scrivete proprio tantissimo! Non ce la farò mai a leggere tutto nei 5 min che mi ero prefissata di dedicare a qesto blog qest'oggi! ...Rimanderò la lettura a dopo questo incasinatissimo periodo d'esame!
A proposito di esami, ne approfitto x fare un appello:
AIUUUUTOOO!!! chi "s'accolla" - siih... credo sia il termine + appropriato.. - di fare x me il 3D-Seiffert?
Purtroppo è una triste verità: sono una capra pure co Rhino!
Qualcuno di buona volontà e spirito caritatevole potrebbe farmi qesto favore?? sarà come fare il 3D di un pennarello - alla fine anch'io mi sono buttata sull'incisore! Lo sto copiando paro-paro da uno esistente... solo piccole modifiche: lo prometto! roba da un paio di pomeriggi.
Sigh-sigh!!! Sono piccoly...e ignorante...
Il design, ora lo so, non è la mia strada: dateme una padella e 4 turisti e vi aprirò e porte del mondo!
--Hiiii che eresia che ho detto! su un blog come qesto..--
Apriamo un nuovo argomento di dibattito isiotico: cosa avresti voluto fare da grande?

Baci daaa Prenestina.

P.S. Aiutyyy!!!
martedì, settembre 26, 2006

Quando il design è sacro 2

Mi piace fare questi dibattiti kurtura con i miei cari compagnucci. Sarà anche per il fatto che mi distraggono e mi fanno dimenticare che devo fare una tesi. Comunque sia, condivido in gran parte quello che esprime Valeria nella sua opinione personale riguardo gli oggetti prodotti da questo corso a Berlino. La mia sensazione è stata che più che kitsch, quelli non erano più oggetti sacri, semplicemente. Come se nel momento in cui il cosiddetto Design Sacro (quello secondo loro) concretizza il suo obbiettivo, l'oggetto appena partorito in realtà muore come oggetto sacro e rinasce soltanto come esercizio concettuale o artistico. Ma questo in qualche modo l'aveva detto .vale. prima. Io vorrei invece, commentare una parte del brief di progetto. Dice: "Si sono evoluti (...) fino alle loro forme attuali, dove sono limitati strettamente ad un contesto spazio-temporale (es. in una chiesa come parte di una liturgia)". Di quest'ultima voglio parlare. Non è che gli oggetti sacri attualmente si siano "limitati" a far parte della liturgia. Gli oggetti sacri, o sono liturgici, o non sono. Guardate, un saggio e acuto poeta indiano, R. Tagore, commentando il cristianesimo e in particolare questo affresco di Michelangelo si domandava del perchè le dita di Dio e di Adamo non si toccassero. Maestosamente in una poesia di cui al momento non dispongo, diceva essenzialmente che in quel minuscolo spazio tra il Creatore e l'uomo c'era la liturgia. Perchè la liturgia è quello, è accedere al Mistero, a tutto quel infinito che sai che è più grande di te e ti sorpassa, e che sai che il tuo cervello non riesce a contenere. La liturgia nei suoi riti, nei suoi gesti, nei suoi ritmi (e quindi anche nei suoi oggetti) servono a questo. È la chiave di accesso al sacro, al infinito, ed è così con tutte le religioni, non soltanto la mia. L'uomo l'ha fatto da sempre. Gli shuar (piccola tribù dell'Amazonia) si svegliano tutti i giorni alle 3 am, per cantare l'uno all'altro tutta la genealogia di ogniuno (comprese le commistioni con certi animali, quali il leopardo, ritenuto una divinità mascherata) mentre bevono una bevanda particolare. Questo lo fanno i padri con i figli, i capi con i sudditi. Una trasmissione orale delle origini, che si fa tutti (dico tutti) i santi giorni. Anche questo è a suo modo una liturgia, con degli oggetti fatti apposta per il rito. Che je ne frega a loro di una eventuale "traduzione in un concetto aggiornato" della loro oggettistica sacra?

È certamente vero che la modernità tende ad allargarsi troppo, ad inghiottire tutti gli ambiti e a cercare di inglobbare anche quello che non capisce. Una certa modernità aveva deciso che la liturgia era pura scena, pura sovrastruttura e nella sua cieca palingenesi dichiarava che andava eliminata per andare al "cuore" delle cose. Questo anche in certi ambienti religiosi. Ma il "cuore" delle cose non stava nel funzionale, moderno e al-passo-con-i-tempi. Per quello la modernità è andata in crisi su tutti i campi, e se ci pensate, anche noi abbiamo fatto delle cose che ci riportano a questo antico rapporto con le cose. Non è forse una tendenza attuale quella di dare senso alle cose che si progettano, di creare delle "ritualità" intorno all'uso degli oggetti? Non siamo stati noi a parlare del rito del caffè, del rito del tè? e ci riempiamo sempre di metafore, come se avessimo dei miti ai quali ricorrere per progettare. Tutti sappiamo che l'oggetto costruito intorno ad una ritualità (o liturgia?) rende l'uso dello stesso, più intenso, più profondo, più piacevole. Un momento vissuto meglio. Per questo un oggetto sacro, generato da una specifica liturgia, serve al credente a vivere meglio la sua trascendenza. Ma contemporaneamente sappiamo che per gli oggetti quotidiani, quelle accortezze sulla ritualità sono funzionali ad agevolare una attività molto concreta e terrena. Per l'oggetto sacro invece, il senso del rito va molto oltre.

Quindi, che i moderni designer lascino in pace gli oggetti sacri. E se proprio devono, che intervengano su quel mondo, coinvolti e consapevoli di quello che significa. Come diceva lo stesso Michelangelo, (vado a memoria): "Se qualcuno mentre sta scolpendo o dipingendo un Cristo, non pensa che sta scolpendo il suo Dio, non capisco perchè lo faccia. Meglio se lascia perdere."

Sui cetrioli e altre cose falliche

Zompettando qua e là per il web, tanto per tenere la mente sgombra da brutti pensieri isioti, guarda un po' che ti vado a trovare? L'oggetto che cambierà la nostra isiota vita, (non potevo non condividerlo con voi!)
Ebbene sì, il nostro incubo più ricorrente ha subito una metamorfosi, forse perché dopo tanti anni di persecuzione era quasi inevitabile che finisse così...
D'altronde, se il cetriolo va sempre in culo all'ortolano, al designer? Juicy Phallus!


Design by Kyla Elliott e
Caroline Noordijk

"Juicy Phallus" was generated during a one day master class by Philippe Starck, in which he argued (among other things) that the most creative moments come just after having sex. This poses a problem for single designers.
The product allows those interested in design to fuck the iconic celebrity of Starck, and get down to some design that we can really be proud of.
sabato, settembre 23, 2006
Ciao a tutti!!!
Bentornati,ai tornati a Roma!
Stavamo pensando di andare a cena ad Ariccia giovedì 28.
Accorrete numerosi e sentiamoci!
Bacio
Gio*

Teoria sul bucato

Sulle lavatrici americane e quelle europee... e non solo.

Forse una delle poche cose che mi tengono (ancora) legato al fantomatico mondo del design, con tutte le sue deformazioni e aberrazioni, è contenuta in questa frase: "le funzioni del design (...) si riducono a una: rendere visibile il pensiero". (Lèvy). Perchè è proprio così, la mentalità di chi crea-progetta-produce qualsiasi oggetto, si rivela con esso. L'oggetto è l'evidenza dell'esistenza di un determinato tipo di pensiero a monte, che fa da retroterra culturale sul quale l'oggetto stesso è nato, cresciuto ed arrivato al punto dove si trova attualmente. È come se le cose sono mezzi che ci permettono di capire l'uomo.
Prendiamo le lavatrici. Siccome sono affetto da un perverso feticismo per le lavatrici (se qualcuno di voi mi domanda che cosa vuol dire, sappia che non intendo rispondere - ogniuno ha i suoi problemi) posso dire che qualcosa ne so del tema. Passare dal sistema europeo per fare il bucato a quello americano non mi è stato per niente facile. Guardate la foto lassù (cliccate x ingrandire). Questa è l'interfaccia della lavatrice di casa mia. Americanissima. È enorme, almeno 75x70x100 cm ed è tutta chiusa, senza oblò. È un mostro, agli americani piace tutto Big. Cominciate osservando quante manigile ci sono. Alcune sono per attivare/disattivare delle opzioni (come quelle del extra rinse) e non servono a nient'altro. Se il progettista fosse stato europeo avrebbe cercato il modo di sovrapporre funzioni, condensare comandi, magari una maniglia che è anche tasto o roba del genere. Si sarebbe complicato un po' la vita, complicando magari, anche l'usabilità. L'americano, no; quattro funzioni? bene, quattro maniglie, messe per bene in fila. Fatto. Molto Easy. Guardiamo l'interno:









Come avete notato, il tamburo è verticale (anzichè orizzontale) con questo grosso c.. aggeggio in mezzo. Si deve riempire prima con l'acqua e il detergente e successivamente si infilano i panni. La vedete quanta cavolo di acqua ci vuole per riempire questo? (cliccate sempre x ingrandire!) Ci mette un sacco, e vi giuro, è tantissima l'acqua che usa. E qui ne possiamo dire un'altra: Agli americani entrerà difficilmente nelle orecchie discorsi come il risparmio energetico, sostenibilità, medio ambiente, ecc. Le risorse non gli mancano, lo spazio ce l'hanno, la natura non è altro che fonte di ricchezza. Per un europeo si sfiora la bestemmia se non si parla nel brief di come fare per risparmiare acqua, energia e spazio. Ma la durata del bucato? ah, i nostri gringos sorprendono tutti: 20 min. il programma più veloce, 35 il più lungo. Se butta un sacco d'acqua ma non tempo! Tutto Fast. L'europeo può andare anche a farsi due passi prima che finisce di farsi il suo bucato.

Arrivo al punto: Gli americani sono Easy-Big-e-Fast in tutto, su tutti i campi. Ed è la mentalità che tutti quanti inseguono (pensate i cinesi, poi!) Potere-calamita lo chiamano. Tutti attratti da questa triade, in modo irreversibile. Diventeranno tutti gli oggetti così? (I giapponesi sono più ossessionati dal Multi-Micro-e-Fast). È una modernità che prosegue la sua strada dritta senza voltarsi, mentre invece l'Europa vive una postmodernità di fatto, che la costringe a provare più strade e a ri-pensare alcune cose. Ma che triade ha l'Europa? (se ne ha una). Ultimamente l'Europa riflette mentre l'America agisce. Questi sono i tempi. Ma tornando al bucato, posso solo aggiungere che gli americani togliendomi l'oblò - con quella sua finestra verso le umide viscere della lavatrice - mi hanno privato di tanti bei momenti. Io voglio vedere i miei panni che girano, si capovolgono e si mischiano tutti, mentre bagnandosi l'un l'altro affogano in una danza meccanica ma gentile, quasi silenziosa. E poi le centrifughe... Questo mi hanno tolto gli yankees. Che si fottano la semplicità dei comandi e la velocità del bucato. Rivoglio il mio oblò!... mi donava un po' di poesia (ricordatevi la perversione).
E se il design si occupasse solo della Poesia negli oggetti? (per le altre cose ce ne sono tanti ingegneri in giro) Lo so, l'esempio della lavatrice non è il massimo della poeticità per voi normali, e lo so, non è che io sembri un'uomo molto affascinante o sexy parlando di panni sporchi e di oblò. Ma non me ne frega. Guardando lontano e allargando il discorso, se gli oggetti confessano pensieri rendendoli visibili, perchè non avere pensieri Stupendi da "oggettare"? Altro che Easy-Big-e-Fast...

venerdì, settembre 22, 2006

Piccolo. Spazio. Pubblicità.



[Nike - Chalk]

Semplice ma poetica. 10 e lode, come al solito!

Quando il design è sacro

Se fino ad oggi abbiamo sempre trovato inadeguati i temi progettuali affibiatici dai nostri docenti, credo si possa fare un'ampia riflessione su questo argomento, Sacral Design, e sul modo in cui i nostri colleghi dell'Università di Berlino l'hanno affrontato. Non ho potuto fare a meno di sorridere, pensando a quando al caro Michele fu negata la possibilità di cimentarsi con l'arte sacra, se non erro, correva l'anno 2004, era progettazione 3..

Questo è il brief di progetto (per vedere i concept cliccate sul link sopra):

"Gli oggetti sacri hanno estremamente variato gli usi ed i significati nelle religioni del mondo. Si sono evoluti attraverso estesi periodi di tempo fino alle loro forme attuali, dove sono limitati strettamente ad un contesto spazio-temporale (es. in una chiesa come parte di una liturgia). Lo sviluppo degli oggetti sacri pricipalmente è stato lasciato nelle mani degli artigiani, nelle decadi recenti, con un po' di critica da parte dei progettisti. Quindi i risultati sono spesso adattamenti ornamentali di oggetti, fatti per venire incontro alla moda del momento. L'importanza delle religioni ha declinato dagli anni '60 fino al cambiamento del secolo in cui un rinascimento religioso globale, improvviso e inatteso si è manifestato in differenti forme estreme. Di conseguenza un occhio più critico sulla funzione dei differenti oggetti religiosi deve essere visto come un tema attuale per i progettisti, per agganciarsi all'artigianato puro. Il tema di questo semestre è ricercare un oggetto (un capo di vestiario, un'installazione o un ambiente) in una delle religioni del mondo e di tradurla in un concetto aggiornato."

sabato, 23 settembre - (aggiornamento al post)

La mia opinione sul caso nasce dall'incredulità. Il discorso dovrebbe avere radici più profonde per essere esauriente, ma non voglio partire da Adamo&Eva (per rimanere in ambito religioso!).
Il design si occupa di progettare l'ambiente che ci circonda, per renderlo a misura d'uomo, adattarlo, configurarlo, per migliorare il nostro standard di vita. La religione è parte integrante della storia dell'umanità ed è imprescindibile. Da agnostica quale sono, non posso certo dire che questi oggetti mi abbiamo in qualche modo scosso. Dapprima ho letto l'ironia dietro quei progetti, ma forse nel mio caso, era più una mia convinzione che una realtà espressa. Non ho saputo come interpretare il concetto di "mettere la religione al passo coi tempi". è un concetto complesso, che non si può evadere progettando un rosario plug'n'play per l'iPod (oggetto sacro dell'uomo contemporaneo)..Ma a che diavolo potrà mai servirmi? Più che una traduzione in chiave moderna mi sono semrbati dei feticci, qualcosa che non và più in là di una provocazione artistica. Del tutto fine a sé stessa perciò, e ben lontana da quello che considero Design. Troppo spesso si fa l'errore di considerare modernità, la smisurata abbondanza di possibilità, continuare aggiungere a quello che si possedeva in precedenza. Ma non è così, è proprio grazie all'ampia scelta che dovremmo essere in grado di effettuare selezioni migliori..sarà che io in fondo sono un'inguarible minimalista, ma al kitsch non riesco proprio ad abituarmi..

Beddra Matri! ..mi spazientisco!


Arieccomi!
Bello il logo! di chi è "figlio"?
Siete proprio due curture d'amministratori - Juanne & Vale -
Ma veniamo al dunque di qesto mio post: ma che per inserirsi come membro con un nome diverso da isioti2001 devo x forza creare un blog mio su Blogger??? E poi come ..zz.. funzionano sti inviti?? "Basta solo accettare"...ma de che?!
Mi sento una mucca ruminante che guarda passare il treno della comunicazione cibernetica.
Sarò isioti2001 x tutta la vita! sigh...
Evviva evviva...
evviva il blog! Vedi l'equadoregno come occupa le sue giornate in maniera proficua!!! :) Domanda: ma per diventare membro devo spedirmi l'invito? ho fatto così, (almeno credo di averlo fatto), ma la mail dice ke è in corso... Makkevordì? per il momento nn è arrivata, voi geniacci dell'etere datemi una mano, che io mi perdo negli interstizi telematici!!!
Ma vale, tu vorresti dirmi ke l'immagine ke hai postato non è una foto???!!! ho ben capito???!!!
kya
martedì, settembre 19, 2006

Ci sono anche io!!!

ci sono anche io!!!!
sa... sa... prova prova...

joy

Illustrazioni iperrealiste


Guardate quest'uomo <--(clicca qui) che cacchio riesce a fare con Adobe Illustrator CS2...sbalorditivo! Altro che il corso di Computer Grafica all'ISIA! (lo so che è ridicola questa frase..inutile lamentarsi su quello che NON c'hanno insegnato all'ISIA...ci vorrebbe troppo tempo!)

PS= cliccate sull'immagine per vederla nella dimensione originale!

London Design Festival

Lasciate perdere l'ISIA... non curatevene di Mauro... date buca alla Carrino!... Cavolo, ho visto il sito del London Design Festival, e mi sembra figo!... Andateci voi che potete, tanto quanto costa andare a Londra in questi tempi terroristici? se potessi prenotare prendere e partire. Dateci un'occhiata. Io intanto, devo andare (devo produrre un po' di nulla, torno subito). Ciao!
lunedì, settembre 18, 2006

Logo del blog 1.0

Il Festival della Mente

Michele De Lucchi
Creatività. Quando la si nomina svanisce

Un architetto al lavoro: le origini, la natura, i segreti, lo spazio, la luce, i colori, il tempo, il futuro. Un piccolo viaggio nella creazione attraverso i grandi misteri della vita in compagnia di una sua recente, rumorosa e puzzolente compagna. Alla ricerca di ciò che c’è se non si nomina. Per ritrovare il mondo delle cose che contano per l’uomo. Per davvero.


Perché mi trovo in una foto con Michele De Lucchi?

Perché quel giorno c'ero anch'io al Festival della Mente. Sono arrivata fino in Liguria per assististere alla sua conferenza, (anche se la definirei più performance teatrale), e mentro lo guardavo all'opera mi venivano in mente due frasi: la prima, per citare Mastro Palatucci: "..ecco noi dovremmo essere un po' più così..". La seconda esce direttamente dal mio cervello, "..mi sa che anch'io il design ce l'ho nel sangue, omiodio come si cura?"
La scena è stata strana. Il teatro era pieno di signore borghesi con tanta voglia di sfoggiare la pelliccia nuova, bambini indemoniati che giocavano a nascondino tra le loggie, signori di mezza età che speravano di poter dormire un'oretta in pace. e poi c'ero io. seduta nel bel mezzo del teatro. con gli occhi e le orecchie ben aperti. e il caro Michele non parlava. disegnava finestre. e mentre lui disegnava noi venivamo incitati ad alzarci in piedi e a leggere degli aforismi ad alta voce, tutti in coro, con cadenza da salmo. all'inizio pensavo..ma che cacchio è sta roba? invece era divertente..lo scopo era quello di risvegliare la creatività nel designer..hahahaha io mi facevo quattro risate, mentre lui continuava a colorare finestre..e una voce fuori campo (la sua) raccontava il suo modo di vedere il mondo, un modo da designer..in una frase disse che secondo lui il materiale più bello, non è il legno, non è il metallo, non è la plastica, ma l'aria, quella che respiriamo quella che abbiamo intorno a noi, perché può essere plasmata e si lascia plasmare in qualunque modo si possa immaginare. L'uomo della strada l'avrebbe sicuramente mandato a cagare.
Insomma dopo aver disegnato 6 o 7 finestre, le ritaglia, tira fuori un ciocco di legno e ce le inchioda sopra. Poi da un baule, estrae una sega elettrica, e si mette a segare il ciocco. alla fine della rumorosa operazione quello che ne viene fuori era una casa di legno. con fineste e porte.

Creatività è gettare un ponte fra il mondo delle idee e il mondo delle cose, fra il pensiero e la realtà.

[Applausi, applausi, applausi per Michele de Lucchi!]


Discorso del Designer in Generale

Ascoltatemi - Ascoltatemi!
Io sono un Designer in Generale e in Generale un Designer.
Io dono al mondo la bellezza delle cose utili.
Io sono pagato perché voi possiate vivere nel bello - nel comodo - nel soffice - nel funzionale - nel colorato - nell’allegro.
Io sono con voi alla ricerca dell’equilibrio e dell’armonia tra il bello artistico e il bello naturale.
Io vi arredo le città - le campagne - il paesaggio - le strade - i palazzi - le case - le stanze - i cessi - le cucine - i tavoli - le sedie - le forchette - i piatti - i cibi - le idee - i gusti - i pensieri - la cultura.
Io vi disegno.
Io designer amo la natura e combatterò fino all’ultimo con tutte le mie forze per difendere l’azzurro dei cieli - il blu degli oceani - il verde dei prati - il bianco delle nevi - il rosso del tramonto.
E così facendo difendo voi, uomini, perché anche voi siete natura e vivete nutrendovi dei saporiti frutti degli orti, del latte delle pigre vacche brucanti le fresche radure.
Fate largo al designer.
Lasciate a me la tecnologia che io saprò sfruttare perché possa essere utile e non dannosa. Affidate a me i vostri problemi - io li risolverò - io - io solo - e non fidatevi di nessun altro.

Michele De Lucchi
Milan Triennale, September 1973

Vacanze flash e il reggae...

Sono stato al mare, a 360 km da Quito. Il viaggio dura almeno 5 ore e mezza (non ci sono autostrade del Sole, ecc..) Da venerdì a domenica, sfruttando una casa presa "in prestito" da amici. Siccome gran parte di questa vacanza è stata vissuta in macchina, vale la pena raccontarvi i conflitti avuti per scegliere la "colonna sonora" del viaggio. Sono spuntati i gusti di tutti, cominciando da mio padre che intendeva sentire qualcosa di strumentale (più vago non si può) per rilassarsi mentre guida. Mia madre e la sua voglia di silenzio intercalato alla sua voglia di chiacchierare con i figli. Josè (più popolarmente conosciuto come Zemog) premeva per sentire i "Chingados" (teribbile gruppo HipHop messicano) mentre David intendeva portarci sulla via dei "Mago de Oz" (fenomenale gruppo HeavyMetal spagnolo)... siccome le discussioni gradualmente crescevano, già che c'ero, volevo proporre qualche complicatissimo Toru Takemitsu o qualcun altro compositore contemporaneo (di quelli strani seri) così imparavano a complicarsi l'audio in macchina. Francesca, infine, se ne fregava e canticchiava "la ranocchia glo glo glo... ecc.". Meno male che spuntò un cd, di cui nessuno sapeva la provenienza, che aveva quattro canzoni di Bob Marley e basta. Bastò il reggae a calmare gli animi e metterci d'accordo. E così la mia chiassosa famigliola si scoprì (per alcune ore) in fondo, fricchettona.

ps. Guardate, questo è un tipo di palma che in 24 anni non avevo mai visto... è fighissima..

j.f.
domenica, settembre 17, 2006

Bella Isioti!

Anvedi! le fantastiche idee der Gomez!
Eh si, mi piace.... anche se devo confessare che la cosa mi mette un pò di tristezza: questo blog significa che sta x finire (o è già finita?!) un'epoca!
Dovremmo cominciare a dire "Ai tempi dell'università..."
Chissà se tra 6 mesi, 1 anno, 3 anni... le mie battute vi faranno + ridere, se ci ricorderemo dei NOSTRI termini-slang quali "porky", "anutile", "fracico", "toyete", "curtura", "vasa-vasa"....
ufffff..... (un sospiro)
vabbè! detto ciò:.chi mi spiega come si fa ad inserire immagini in questo blog???
e poi, andò stanno le "impostazioni membri"? ...che non le trovo!! sto "postando" a kaiser (<-- altro termine slang isiotico2001)...chissà se verrà pubblicato...boh!
Belli, buon lavoro (visto che settembre è mese di - utimi - esami)!
Se beccamo...anche sul web,
un bacio.
Patri

p.s. il verde (cartesianamente x=5, y=5) sarà da oggi il colore ufficiale dei miei post! Giorgia Lorenzi: tiè! t'ho fregata! piyate l'x=4, y=5 se t va... è un pò fosforescente...
BELLA x tutti!
venerdì, settembre 15, 2006

La stanza fantasma

La settimana scorsa sono rientrata all'ISIA dopo più di un mese di meritata assenza (leggi "disintossicazione dal design", "vacanza" per i non isioti)..e volevo posare la borsa al solito posto, nell'aula più puzzolente mai avvistata sul pianeta Terra. Non che sia particolarmente affezionata all'olezzo di olio preistorico, più che altro per fare fede alle vecchie abitudini, e anche perché mentre aprivo la cigolantissima porta dell'atrio, mi sono rivista 5 anni prima, quando entrando la prima volta pensai..cacchio, per essere una scuola di design la pensavo più curata.....e già da allora il sentore di trascuratezza mi avrebbe dovuto persuadere dall'iscrivermi (e magari adesso mi starei lamentando del politecnico)..ma insomma quando ho provato ad aprire la porta era chiusa a chiave...allora la bidella (di cui continuerò ad ignorare il nome) si gira e mi dice: "là nze po entrà"...io con l'occhio perplesso la guardo fissa...e lei continua: "quello è un magazzino, c'hanno messo dentro le cose, nso cche, della robbba, nsomma nze po' entrà!"...cazzo mi so detta io...manco fossi stata via un'anno...vabbè
questo per dire che, è molto probabile che una volta laureati, il collante isiota ceda e ci lasci prendere ognuno la propria strada...malgrado questo credo che ci sarà sempre qualcosa che ci terrà legati insieme, un filo invisibile, l'aver condiviso 5 anni di vita insieme...quello che voglio dire è che se non fossimo interessati a rimanere in contatto non sarebbe il blog a salvarci la vita..ma di sicuro è un ottimo modo per esorcizzare le distanze. e bravo Juan. come al solito riesci a mettere in pratica le nostre chiacchiere.
sei proprio un tenerone!approvo il blog, ma non mi piace la foto scelta...sono "pachidermica"!!! cmq se ne troverò una migliore non vi preoccupate la cambierò!
forse la Patry dovrebbe aggiungere le "emails from Finland": sono un pezzo di storia...
bacioni,
elo

Guarda Juan per poco non mi metto a piangere, ma quanto sei tenerone??...e si vede che sei latino!! E che dire oltre a quello che hai già detto tu con cosi belle parole? e si è vero, si respira nell'aria che la vita sta cambiando, ci sta cambiando..ma qualche bella sorpresa è sempre dietro l'angolo, o un po più lontano..anche se un po faticoso, basta solo cercare.
fjo
giovedì, settembre 14, 2006

Funziona o no?


Ecco il nostro blog. Il nome per me doveva essere sicuramente "isiotiQualcosa".. ma per essere certi che si parlasse di noi, ho inserito l'anno della nostra nascita come classe... è tutto nudo, bianco, senza niente, pronto ad essere cambiato da tutti quanti (chissà che casino...). Chissà perché a me sembra importante questo cumulo di bytes... guardate, permettetemi essere molto realista, quasi cinico: Fra alcuni anni saremo così dispersi che non sapremo più nulla l'uno dell'altro. Scusatemi, ma metterò da parte il mio solito candido ottimismo per qualche frase. Salvo rare eccezioni, ci perderemo di vista. Che io sappia, nessuno di noi pensa di aprirsi uno studio associato con altri della classe, o di lavorare insieme. La vita sarà spietata, ci porterà ad altre città o paesi, o semplicemente ci sarà chi tornerà a casa sua e basta (come sta capitando a me). Ognuno penserà (giustamente) a sé. Ognuno prenderà la sua strada. Non mi interessa se le cose dal inizio dei tempi funzionano così o frasi come: "è la vita!" "e che vuoi fare..". In questo momento, non mi interessano. Forse perché sono quello che sarà probabilmente il più lontano, e anche perché sono un sentimentale del cazzo (sono sempre un latinoamericano), ma non mi va di essere spettatore di questa futura diaspora affettiva. Voglio esorcizzare tutto questo con il blog, semplice ponte di comunicazione. Chissà se avrà almeno il modo di ritardare gli effetti del tempo. E averlo sempre lì, aggiornarlo ogni tanto, può rivelarsi una cosa buona.

Allora, chi vuole lo usi. C'è chi ha già bloggato da prima, ad esempio, la corrispondenza di Patrizia dalla Finlandia era una specie di blog mascherato da mail catena. Si potrebbe fare un libro!. Ho anche scoperto (alcune volte) nei links suggeriti da Michele e da Sarah delle cose molto utili. Usiamolo anche per quello. Possiamo, mentre siamo ancora senza laurea, aggiornarci su cose di tipo isiotico, cose utili per le tesi, divagazioni, commenti sulla carrino, o sullo sputtanato design, ecc.. o invece possiamo aggiornarci su cose personali (migrate? continuate a studiare? vi sposate? PACSiate? è nato un figlio?)

Fate come volete. Adesso il blog c'è. Mi auguro che vi possa piacere l'idea.

Un abbraccio a tutti e buon lavoro
j.f.